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UNIONE SPORTIVA ITALA

la nostra storia

Nel 1927, alcuni giovani di quel tempo (Catelli Cosimo,Bargna Felice,Ballerini Gilberto,Monti Romeo,Pini Protasio,Ceredon Luigi,e altri), ottennero dal Sig. Vaccari Umberto dal Rio, la concessione di un prato, dalle misure di un campo di calcio, presso la Benedetta.

Il proprietario concedeva l'uso gratuito del fondo purché una regolare Società sportiva si impegnasse a svolgere una attività ininterrotta; in mancanza di ciò, la concessione sarebbe stata revocata.

Subitamente venne costituita l'Unione Sportiva Itala che,in virtù delle sue superbe prestazioni, andò mano a mano conquistando una parte sempre più grande nel cuore degli appassionati tifosi locali per i quali, le belle partite offerte nelle domeniche strapaesane degli anni trenta (400/500 spettatori ogni domenica), rappresentavano il più atteso e più gradito spettacolo (e qualche volta il più sofferto).

Il sig. Vaccari, soddisfatto del buon inizio, donò definitivamente al Comune, nel 1928, il terreno di gioco che, nel 1932 venne permutato con quello attuale.


LE ORIGINI LEGGENDARIE  DELLA MAGLIA NEROSTELLATA 

Per ricostruire il passato della maglia nerostellata abbiamo a disposizio­ne molte fotografie e qualche ritaglio di quotidiano, doverosamente ingial­lito. Le foto d'epoca, come le favole, sono molto affascinanti e dicono molto sul costume, le abitudini, i gesti, ma poco circa le date. In rare occasioni, tuttavia, contengono qualche verità. Sono proprio le immagini scattate "sul campo", per esempio, a insinuare il dubbio che, forse, di Itala si poteva sentir parlare prima del 1927. Ce n'è una dove gli undici giocatori compaiono in posa rilassata e sorridente reduci forse da un faticoso tor­neo, segnata, con incerta calligrafia, 1925 o 1926 (foto n. 1). La formazione appare più artigianale di quella ritratta nel 1927, in tenuta ufficiale e in at­teggiamento conveniente a un ritratto da destinare ai posteri, con l'allena­tore e un probabile dirigente ai lati. Mani sui fianchi, petto in fuori, sguar­do deciso, (chi più, chi meno, a causa del sole negli occhi), divisa pulita, tutto in ordine, persino i capelli impomatati (salvo i "bragoni" alle ginoc­chia che, come si vede, sono per metà bianchi e per metà neri); gli undici ragazzi di questa foto paiono dire ai precedenti: «Colleghi, è finita l'ora delle pagliacciate, d'ora in poi si giocherà sul serio! Ci faremo onore...» (foto n. 2).


foto n. 1

foto n. 2

Il calcio non era l'unica attività praticata.

L'atletica leggera è attività che viene praticata parallelamente al calcio al­meno fino al 1932. 

ZIZÌ IL GRANDE:  L'EPOCA D'ORO DELL'U.S. ITALA 

C'era una volta un giocatore dai piedi alati e dalla fantasia dirompente, detto Zizì: al secolo Cevenini Terzo, che dall'Inter e dalla nazionale arriva all'Itala a concludere la carriera, portandosi appresso il nomignolo, giustifi­cato dai suoi fulminei dribbling a zig-zag da un capo all'altro del rettangolo di gioco. Dal 1932 al 1939, sotto la sua guida, la squadra di Lurate Caccivio non ha rivali: vince quattro o cinque campionati consecutivi nella sua cate­goria (foto n. 5).

La ricostruzione della storia diviene a questo punto meno difficoltosa anche per noi: cominciamo a disporre di documenti scritti (ritagli di quoti­diani relativi al periodo 1939-40, diligentemente raccolti in album).

I trafiletti (correvano gli anni XI-XVII dell'Era Fascista), sono tratti per la maggior parte dal quotidiano La Provincia di Como e hanno lo stile cu­riosissimo, tipico del giornalismo dell'epoca, gonfio di retorica e di termini altisonanti. I nerostellati, in omaggio al culto della Patria, vengon detti "Italini"; l'anonimo (e faziosissimo) cronista ne esalta le gesta eroiche. La squadra ascende incontrastata sui campi locali, seguita di domenica in do­menica non solo dagli appassionati, ma anche dalle autorità di regime: il podestà, i gerarchi, immancabilmente citati per nome nell'articolo. Mens sana in corpore sano è un motto che assume un preciso significato politico: l'orgoglio per la "forte" (in senso fisico) razza italica e per le sue storiche virtù morali e civiche. L'evento sportivo ne è un esempio, una declinazio­ne. In occasione, per esempio, di una partita con la "Bersaglio" di Monza, sospesa a dieci minuti dalla fine a causa delle scorrettezze di quest'ultima, «...l'Itala — narra il corrispondente de La Provincia — dopo questa partita vittoriosa esce ingigantita nel suo prestigio morale, perchè aver saputo vin­cere in campo e aver saputo sopportare con santa rassegnazione tutte le carezze degli avversari è un vanto e un onore di tutti i bravi giocatori in maglia nera. (....) Nella partita gli italini hanno saputo combattere con belle azioni le scorrettezze degli avversari e con ordine e disciplina hanno rag­giunto il successo, successo meritatissimo tanto che le reti sarebbero ve­nute numerosissime a loro vantaggio se non ci fosse stato il pericolo del massacro.» Strano mondo, in cui una vittoria "per due a zero" è conseguita grazie «alla prima rete del bravo Guffanti» e alla seconda «con un tiro al fulmicotone da una trentina di metri dell'intraprendente Botta», dove «il direttore dell'incontro, camerata Beretta, ha diretto con perizia e autorità la cavalleresca partita,....», dove «da linea mediana della squadra ha costitui­to una vera muraglia di sbarramento, con tre mediani che facevano da ba­luardi insormontabili...!» (foto n. 6). Val la pena ricordare qualche forma­zione tipo di questi "momenti di gloria":

⦁ Bianchi, Gerosa, Vittani, Tettamanti, Pini D., Piatti, Pini P., Gaffuri, Piatti F., Botta, Guffanti.

⦁ Monti, Galli, Gerosa, Molteni, Cevenini III, Tettamanti G., Pini P., Piatti F., Guffanti, Tettamanti, Botta.

⦁ Rusconi, Galli, Gerosa, Uboldi, Piatti G., Tettamanti, Pini, Molteni, Guffanti, Piatti F., Botta.

Le cronache non riportano, naturalmente, che Cevenini III un giorno entra in campo con le scarpe a punta da passeggio, e stravince; o che, tra uno zig-zag e un'infilata in porta, ha il tempo di incantare persino l'avver­sario con una barzelletta. Sono chiacchiere da caffè, come quelle che ricor­dano la grande passione di Zizì per il biliardo: volentieri, dopo la partita, l'eroe rinuncia a una cena abbondante e casalinga, approfitta dell'ospitalità della sede dell'Itala per divorare una veloce pagnottina con salame o for­maggio e senza perder tempo corre al bar, dove lo attendono i fedelissimi della stecca Certi fuoriclasse non si possono inventare, generosi nel gioco e nella vita, tanto imprevedibili e bizzarri da riuscire simpatici anche a di­stanza di mezzo secolo, quando ormai sono entrati nella leggenda



foto n. 5

foto n. 6

DAL DOPOGUERRA AGLI ANNI  OTTANTA: CINQUE CATEGORIE E UN VIVAIO PER IL FUTURO 

E chissà dove saremmo arrivati,se non fosse scoppiata la guerra!

Tuoni di bombe, aeroplani, proclami stridenti di microfoni, ferraglia. Chi ci pensa più al pallone!? Appese al chiodo le scarpe («per poco, forse per poco...») non verranno più riprese. L'indumento nerostellato, un paio di calzature di cuoio malridotte, saranno conservati, da molte famiglie, co­me il ricordo più caro di un soldato mai tornato da un fronte lontano. An­che per i vivi, tuttavia, troppi anni sono passati: giovani forze rivestono nuovi ruoli. Si ricomincia, fin dal 1946, quando ancora parecchi non pos­siedono un'abitazione o ricostruiscono quella distrutta dalle macerie.

«11 giorno 15 del mese di giugno dell'anno 1946 alle ore 21,nella sala della S.A. Unione Cooperativa di Consumo Casa del Popolo di Caccivio, gentilmente concessa, si sono riuniti in assemblea su invito del comitato promotore una sessantina di aderenti per la trattazione del seguente ordi­ne del giorno: "Lettura e approvazione dello statuto sociale; Nomina del Consiglio Direttivo provvisorio" recita in bella calligrafia fiorita la prima pagina del libro verbale del dopoguerra,L'odore acre dei vecchi quaderno­ni per computisteria adibiti a libro cassa restituisce squarci di una storia completamente nuova Impresse a inchiostro blu sono le tappe di un cam­mino che, pur non eguagliando quello prebellico, glorioso e altisonan­te, l'Itala percorre, di successo in successo fino alla crisi del 1954-1955.

È il 1947: il segretario, scrupolosissimo, annota spese, minuzie, provve­dimenti. Per i titolari di squadra il premio partita è di 500 lire, più le spese di viaggio nella prima squadra (foto n. 7).

L'ingresso al campo sportivo, in occasione dell'inizio del campionato di prima divisione, costa 60 lire; quello di seconda 50. I soci dell'Itala godono dello sconto di 10 lire sul prezzo pieno del biglietto.

Neppure in questi momenti difficili, per i ricchi come per i poveri, alcu­na spesa grava sui giocatori: le voci curiosissime riportate dai libri mastri (dall'acconto lavandaia, alle bende e cotoni, dal rinfresco giocatori nei lo­cali pubblici del paese ai panini imbottiti, dal grasso e lucido alla riparazio­ne scarpe, dalle fotografie alla calce) sono coperte dagli introiti delle parti­te, dal ricavo delle tessere sociali e dalla generosità dei sostenitori.

I tifosi, all'epoca, sono tanto "focosi e irrequieti" che il presidente dei nerostellati vorrà porre a verbale una calda esortazione ai soci «affinchè facciano opera pacificazione e calmino gli animi bollenti delle opposte fa­zioni».

Calligrafie perfette o ghirigori disordinati testimoniano i conti, le note spese, le trasferte, le multe, che rappresentano la microstoria della squadra.

Spesso le complete notazioni esulano dall'ambito burocratico: un segre­tario cui non sfugge davvero nulla, si premura di lasciare scritto ai posteri che, il 24 gennaio 1947 «il tempo è pessimo e le comunicazioni difficili da­ta l'abbondante nevicata, con intermezzi di fitta pioggia, che rendono sem­pre più impraticabili le arterie cittadine...»; tutto per giustificare che, all'as­semblea ordinaria, solo venticinque, coraggiosi soci, hanno faticosamente guadagnato la sede della società sopravvivendo alla tempesta e alla tor­menta (foto n. 8).


foto n. 7

foto n. 8

Un salto di vent'anni, fino al 1966: per correre al campo sportivo ad alle­narsi, gli Italini non inforcano più la bicicletta ma rombano a bordo di una Cinquecento o di una Seicento, sollevano polverone con la Millecento o la Lancia Fulvia. Il 1966 è l'anno di rifondazione della società, che aveva attraversato anni di difficile crisi. È l'epoca buia dei nerostellati, retrocessi nelle categorie inferiori, ma, anche, terreno di prova della forza della socie­tà, i cui sostenitori hanno sempre avuto il coraggio e la determinazione di affrontare situazioni di rottura. 

L'Itala è protagonista di un tentativo di sodalizio fra le varie forze sporti­ve del paese (Pedale Cacciviese, Società di Pallavolo, Società di Atletica).

Anche "nel vasto mondo", al di fuori e intorno a questo piccolo nucleo avvinghiato allo scontroso torrente Lura, qualcosa si sta "rompendo" un certo equilibrio si sta spezzando. I giovani si risvegliano dal torpore delle canzonette all'italiana, dai ritmi lenti degli anni cinquanta e impongono il proprio modo di essere attraverso una musica nuova, quella dei Beatles e dei Rolling Stones, che gli "adulti" fanno finta di non capire, di non accet­tare.

Cos'ha a vedere tutto questo con undici piedi e un pallone?

Non ha senso fare la storia di un'istituzione, che ha vissuto sessant'anni di trasformazione, in modo asettico, quasi fosse un organismo a sè: è importante e costruttivo, al contrario, vederla come lo specchio di una sto­ria più vasta. Se i ragazzotti in calzoncini delle fotografie del ventisette te­nevano i capelli spartiti al centro con la riga e guardavano spaventati

l'obiettivo, se quelli del trenta avevano un'aria di scherno e di disprezzo, se quelli del quaranta stavano spavaldi con i capelli leccati di brillantina, è perchè si rifacevano ai modelli in voga e il rapporto col mondo era ispirato all'atteggiamento proposto da quelli. Andavano al cinema e sognavano Rodolfo Valentino, Greta Garbo, Humprey Bogart, Gloria Swanson e si sforzavano di imitarli, come sul campo mimavano i gesti, i tic tac degli assi del pallone dei loro tempi. Quei pochi che nel 1966 decidono, con atto uf­ficiale e liturgico di far rinascere la vecchia società, non si rendono conto, forse, di interpretare il sogno di trasformazione che è nella società, che è nell'aria.

Lo capiamo, invece, noi, osservando in una foto i capel­li lunghi dei giocatori e, sui loro volti, un'aria persa di chi non crede più che giocare al pallone sia qualcosa di eroico, di cavalleresco, di cui andar fieri e orgogliosi... bensì una serie di gesti da compiere con nonchalance e una cert'aria di superiorità, di noia di fronte al mondo.

foto n. 9

foto n. 10

Mobirise

Il Campo Sportivo
Una foto del 1974  dove riprende l'attuale campo B usato per allenamenti, amichevoli e varie attività sportive.
Futuro campo sintetico.

Tredici anni dopo la rifondazione, precisamente nel 1979-80, dopo una faticosa risalita, i giocatori dell'Itala vincono il campionato provinciale che dà diritto al passaggio nella categoria superiore.
È una partita che vale la pena di tramandare ai posteri, per intero. L'alle­natore è Carlo Negretti; la formazione: Biffi, Piatti, Leoni (Mason dal 70°), Mason R, Bemasconi, Malinvemo, Gabrielli, Clerici, Gilberti, Palazzo, Montanino (foto n. 11).
«L'Itala di Lurate Caccivio si è aggiudicata il titolo provinciale dell'Un­der 21, dopo aver superato l'Ardita Como al Belvedere di Camerlata....» scrive La Provincia, quotidiano di Como, descrivendo la combattutissima disputa finita ai calci di rigore con il punteggio di 4 a 3. «Sotto il profilo del gioco bisogna dire che l'Ardita di Como non ha meritato di perdere: i ver­di, infatti, hanno praticamente dominato l'intera partita e hanno soprav­vanzato gli avversari sul piano tecnico. Sulla loro strada, però, hanno sem­pre trovato una difesa coriacea, forte in Bemasconi e Malinvemo e, soprat­tutto, la bravura eccezionale del portiere,sia per la squadra di Negretti, quindi, è stata la vittoria della volontà sulla classe degli avversari».
Inesperienza, anni di tentennamenti, determinano in seguito fortuite retrocessioni, come nell'80-81, ma la ripresa è sempre immediata, a denti stretti, come quella descritta sopra.
Nel 1983-84, con l'allenatore Casartelli, l'Itala risale in seconda categoria. I protagonisti del rilancio si chiamano, in forma­zione completa, Ripamonti, Clerici, Colombo, Vara, Baitieri, Rinaldi, Ma-son, Bonini, Bollini, Bettoni, Pedrabissi, Ricci, Fasola, Gerosa, Bianchi, Diana, Triolo.
Fra i numerosi successi agonistici di questi ultimi quarant'anni di storia postbellica, uno dei più prestigiosi è recentissimo: lo hanno ottenuto gli al­lievi allenati da Giovanni Lo Savio, vincendo il campionato di categoria nel 1985-86 (foto n. 12).
La dedizione gratuita e totale degli allenatori, paghi della soddisfazione puramente "morale" dei risultati di squadra è elemento indispensabile non meno del sostegno finanziario degli sponsor, che, in un mondo sem­pre più costoso, consente all'istituzione sessantenne di mantenere un "te­nore di vita" consono al suo passato e di svolgere senza preoccupazioni fi­nanziarie troppo assillanti il proprio compito di promozione sportiva e umana. 
Non è da sottovalutare, per quanto riguarda questi ultimi trent'anni, neppure il successo più simbolico che agonistico, a dire il vero, e del tutto singolare: l'esperimento di una squadra calcistica femminile.
Per qualche anno, sotto la presidenza del super appassionato Gilberto Ballerini, undici esponenti del cosidetto sesso debole hanno conteso suc­cessi e meriti ai colleghi della maglia nerostellata, dimostrando di saper usare i piedi in modo mirabile senza perder nulla della propria grazia. Do­po un avvio che non prometteva nulla di buono, le ragazze hanno ingrana­to alla perfezione, grazie anche all'inserimento di forze provenienti da pae­si limitrofi, tanto da distinguersi a livello regionale.
Qualcuna, di particolare talento, si è fatta notare a livello nazionale e ha giocato in squadre del massimo campionato. Non dispiacerebbe forse alle giovanissime locali poterne emulare le gesta....
Undici amazzoni in calzoncini corti, pallone di cuoio alla mano, sareb­bero forse l'unica apparizione capace di sollecitare il riso o la disapprova­zione, lo stupore o l'ammirazione di quei gentiluomini ritratti sessant'anni fa da un fotografo improvvisato. Potessero tornare e assistere, anche solo per un attimo, alle vicende attuali della società, i fantasmi dei nostri padri e nonni calciatori o podisti non avrebbero, per il resto, nulla da eccepire ri­guardo ai valori e allo spirito che la animano. Il modo di vivere, l'aspetto degli uomini e del paesaggio sono profondamente mutati: la natura e i comportamenti appaiono artificiali, meno spontanei o goffi, meno artigia­nali, insomma. Nel modo di vivere lo sport, i dirigenti, i sostenitori, i ragaz­zi dell'Itala mantengono lo stesso entusiasmo dilettantesco e la medesima "purezza" di quelli delle origini.
I consiglieri tengono a sottolineare che gli sforzi compiuti e da compie­re non mirano solo a ottenere risultati tecnici e agonistici, ma hanno fina­lità sociale: l'immagine di uno scudetto o di un podio sarebbe arida se, die­tro, non mascherasse valori umani più profondi.
Nel 1987 fu innaugurato l'attuale campo da calcio di misura regolamentare, porzione di pista e peda­ne per atletica leggera.(foto n. 13 n.14 n.15).

foto n. 11

foto n. 12

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foto n. 14

foto n. 15

Dal 1990 a oggi U.S. Itala ha dimostrato di essere una società di livello regionale , militando per diversi anni in prima categoria e con un settore giovanile all'altezza della prima squadra.

Dispone di una scuola calcio, per il settore giovanile di una squadra provinciale per annata, una juniores regionale B e la prima squadra che milita nel campionato di seconda categoria.

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